Ci tocca essere insolenti

Gianpiero Zinzi

Domenica scorsa, dal centro della scena di Chianciano, ho riscoperto un’attenzione da ultimo giorno di scuola.

Proprio così, perché l’ultimo giorno non c’è professore che interroghi,  che assegni compiti da mal di pancia o che usi la retorica per insegnarti ad avere fiducia e a rispettare il sistema.

L’ultimo giorno, se sei fortunato, spunta un professore, quello più premuroso (e che ha meno da perdere), che, usando la cruda verità, prova a darti qualche buon consiglio da amico. 

Quando ha preso la parola Pier Luigi Celli è accaduto proprio questo. Il suo “Siate insolenti” ha suonato un po’ come lo “Stay hungrystay foolish” (“Siate affamati, siate folli”) di Steve Jobs di fronte agli studenti di Stanford.  Discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford

E così, la mia attenzione è cresciuta fino a diventare curiosità per quello che stava accadendo.

In platea, i più adulti sembravano stupiti di fronte a quelle parole e ai tantissimi applausi dei più giovani.

C’era tanto coraggio in quella esortazione, almeno quanto ne abbia lasciato a noi.

Proveremo ad essere affamati, folli e soprattutto insolenti per strappare un pezzo di presente dalle mani di chi vorrebbe solo lasciarci continuare a sperare nel futuro.

 

 

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